Chi sono

Mi chiamo Claudio Della Vedova e faccio questo mestiere da 20 anni. Normalmente realizzo i miei lavori in Friuli / Veneto e Austria. Sono una persona vecchio stampo, dove la sincerità, trasparenza e qualità fanno da padrone per svolgere al meglio il mio lavoro.

Ho anche un passato da ciclista, ma ve lo lascio scoprire leggendo un estratto di una intervista qui sotto ;-).

Pillole del mio passato da Ciclista

Prima lo incontravo in gara. Poi è stato mio compagno di squadra. Infine, sono diventati amici. L’ultima volta si sono visti dopo la scalata sullo Zoncolan, lo scorso mese di maggio ( 2004). L’ho raggiunto in albergo, era sereno, contento quasi. Stava facendo un bel giro. Abbiamo parlato del più e del meno come si fa tra vecchi amici. Poi, un mese dopo il crollo.

Claudio Della Vedova, 35 anni, di Ragogna, ha lasciato il ciclismo nel 1993. Ora di anni ne ho un pò di più :-).  Ho conosciuto Marco Pantani quando aveva 15 anni. Spesso ero costretto ad andare in Romagna per le gare. L’ho conosciuto in quelle occasioni. Poi siamo diventati compagni di squadra per tre anni, nella Lambrusco Giacobazzi. Marco – racconta – era un campione già a 15-16 anni. Appena la strada s’impennava, lui se ne andava. Assieme abbiamo fatto tantissime gare nei dilettanti sia a livello nazionale che internazionale. Si capiva che lui ci sarebbe riuscito, che avrebbe fatto il salto per entrare nell’olimpo del ciclismo. Correre in bici è una cosa faticosissima, non è il calcio. Devi stringere i denti ogni giorno. Fatica, fatica e ancora fatica. E’ una piramide micidiale. Si parte in mille, ma ne restano due o tre, quelli che arrivano dove arrivano. Marco era uno di questi.BRUna volta trasferitosi a Modena, tra Claudio e Marco l’amicizia si era consolidata. Siamo stati anche in ferie assieme – dice ancora – era un ragazzo pieno di vita, estroverso. Non me lo ricordo affatto fragile. Anzi, si poneva degli obiettivi e li sapeva raggiungere. In squadra non c’era il capitano, si collaborava tutti e a seconda delle caratteristiche della gara si aiutava questo o quel compagno di squadra. E’ chiaro che in salita ci staccava tutti. Ricordo che a qualche allenamento partecipavano anche alcuni professionisti della zona e quando si andava in salita, Marco se li beveva. E non c’era di mezzo alcuna sostanza. Era già un campione, questa è la verità. Poi….BRPoi è diventato campione sul serio. Alla fine gli hanno rubato un Giro che aveva già vinto. E’ stato l’inizio della fine. In mezzo ci sono ventidue processi, la stampa che lo braccava, i paparazzi appostati fuori casa. Quando arrivi a quei livelli immagino che tutto diventi difficile. Io credo comunque che è stato distrutto. Hanno distrutto il ciclista forse più forte del mondo degli ultimi 30 anni. So cosa vuole chiedermi. Glielo dico io: se tutti prendono la benzina, i valori restano immutati. E’ un’equazione. Marco era una grande campione, creda a me.